VITERBO E IL CINEMA

Fellini, Welles, Monicelli, Sorrentino e…

Fellini
Welles
Monicelli
Sorrentino

La città di Viterbo è stata, fin dai primi decenni del 900, set ideale per le produzioni cinematografiche.

Da un pioniere del cinema muto come il viterbese Silvio Laurenti Rosa, che gira in loco alcune sequenze del melodramma anticomunista Katiuscia (1923), fino a un regista premio Oscar come Paolo Sorrentino, che ambienta diversi esterni della serie televisiva The Young Pope (2016) nel giardino di Villa Lante, sono numerosi i registi che scelgono Viterbo come location.

Dentro e fuori le mura cittadine sono state girate pellicole apologetiche del primo fascismo (Vecchia guardia, 1935, di Alessandro Blasetti), belliche (Un pilota ritorna, 1942, di Roberto Rossellini), rievocative della Grande Guerra (Piume al vento, 1950, di Ugo Amadoro) e ispirate alle figure storiche di Michelangelo Buonarroti (Il tormento e l’estasi, 1965, di Carol Reed), Santa Margherita da Cortona (Margherita da Cortona, 1950, di Mario Bonnard), El Greco (El Greco, 1965, di Luciano Salce), Lucrezia Borgia (Le notti di Lucrezia Borgia, 1959, di Sergio Grieco) e Martin Lutero (Luther, 2003, di Eric Till).

Vie e piazze viterbesi hanno altresì ospitato trasposizioni cinematografiche di opere teatrali di Shakespeare (Otello, 1951, diretto e interpretato da Orson Welles) e Machiavelli (La mandragola, 1965, di Alberto Lattuada), il capolavoro di Federico Fellini I vitelloni (1953), il satirico Il vigile (1960) di Luigi Zampa, la commedia Troppa grazia (2018) di Gianni Zanasi, oltre a film comici (Grandi magazzini, 1986, di Castellano e Pipolo), drammatici (La corsa dell’innocente, 1992, di Carlo Carlei e Sotto la luna, 1998, di Franco Bernini) e gialli (Il senso della vertigine, 1990, di Paolo Bologna e La sindrome di Stendhal, 1995, di Dario Argento).

Tra la fine del 900 e gli albori del terzo millennio, la città di Viterbo conosce una nuova popolarità grazie all’intuizione del regista Giorgio Capitani, che vi gira molte serie televisive di grande successo a partire da Il Maresciallo Rocca (1996-2005).

Fellini a Viterbo

La città di I VITELLONI

Nel marzo 1953, Federico Fellini, reduce dagli insuccessi di pubblico Luci del varietà (1951, coregìa Alberto Lattuada) e Lo sceicco bianco (1952), si trasferisce a Viterbo per girare numerose sequenze di I vitelloni (1953).

Scritto, come i precedenti, insieme agli sceneggiatori Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, I vitelloni eterna l’immagine, che Fellini mutua dai ricordi giovanili, di una provincia immobile.

Il regista ricostruisce la natìa Rimini nella città di Viterbo, spaziando da Via dell’Orologio Vecchio a Piazza delle Erbe, da Corso Italia a Via Saffi, dalla Stazione di Porta Fiorentina a Piazza della Rocca.

La scelta delle location, che comprendono parzialmente anche Firenze e Ostia, è dettata dalla partecipazione al film di Alberto Sordi.

Pur di annoverare nel cast l’attore, inviso a produttori e distributori per i suoi flop (il suo nome, infatti, sarà aggiunto sui manifesti dopo il successo del film), Fellini adatta la lavorazione alle esigenze di Sordi, all’epoca impegnato nella tournée dello spettacolo teatrale di Garinei & Giovannini Gran Baraonda.

La lavorazione di I vitelloni coinvolge inoltre molti cittadini viterbesi: «A Viterbo – si legge in una cronaca pubblicata nella pagina locale di “Il Messaggero” – le riprese de “I vitelloni” avvengono spesso di notte e si protraggono fino all’alba, sempre seguite da molti curiosi, oltre che da quelli che vi figurano come comparse e che quindi hanno una giustificazione professionale per rinunciare al sonno».

Accolto con ovazioni alla XIV Mostra del Cinema di Venezia, I vitelloni, considerato uno dei capolavori del cinema italiano, è il film che ha introdotto nel vocabolario italiano il fortunato neologismo vitellone.

Dopo aver girato alcuni dei suoi precedenti e successivi film in terra di Tuscia, tra Capranica (Luci del varietà, 1951), Bagnoregio (La strada, 1954), Castel Sant’Elia (Il bidone, 1955) e Bassano Romano (La dolce vita, 1960), Fellini ritornerà a Viterbo per ambientarvi una sequenza di 8 ½ (1963).

I Vitelloni
I Vitelloni
I Vitelloni
Da Vecchia Guardia a Troppa Grazia Il cinema nel cuore di Viterbo
Da Vecchia Guardia a Troppa Grazia Il cinema nel cuore di Viterbo
Da Vecchia Guardia a Troppa Grazia Il cinema nel cuore di Viterbo

Da Vecchia Guardia a Troppa Grazia

Il cinema nel cuore di Viterbo

Il quartiere medievale di San Pellegrino, in virtù delle sue suggestive architetture, è una delle location viterbesi maggiormente utilizzate dai cineasti.

Negli anni 30, il regista Alessandro Blasetti gira molte sequenze di Vecchia guardia (1935), film che celebra lo squadrismo fascista, a San Pellegrino e dintorni (Piazza del Gesù e Piazza della Morte), senza lesinare inquadrature delle mura cittadine.

A partire dal dopoguerra sono ambientati nell’antico quartiere film in costume come l’operistico Lucia di Lammermoor (1946) di Piero Ballerini, gli storico-avventurosi Lucrezia Borgia (1953) di Christian-Jacque e Le notti di Lucrezia Borgia (1959) di Sergio Grieco, nonché una serie di pellicole “boccaccesche” mutuate da Il Decameron (1971) di Pier Paolo Pasolini (tra le tante ricordiamo Boccaccio, 1972, di Bruno Corbucci e Decameron n.4 – Le più belle novelle del Boccaccio, 1972, di Paolo Bianchini).

Sempre in costume, ma realizzati sotto l’egida di importanti produzioni, La mandragola (1965) di Alberto Lattuada, tratto dall’omonima commedia di Niccolò Machiavelli e interpretato da Philippe Leroy, Rosanna Schiaffino e Totò; il biografico El Greco (1965) di Luciano Salce, in cui il divo hollywoodiano Mel Ferrer si cimenta nel ruolo del celebre pittore; il patriottico In nome del popolo sovrano (1990) di Luigi Magni, che annovera tra i protagonisti due grandi attori italiani come Nino Manfredi e Alberto Sordi; e lo storico Luther (2003), ispirato alla vita del fondatore del Protestantesimo Martin Lutero e supportato da un cast internazionale (Joseph Fiennes, Peter Ustinov e Bruno Ganz).

Sono infine da menzionare il fantasy I raggi mortali del Dr. Mabuse (1968) di Hugo Fregonese, che include alcune sequenze filmate a San Pellegrino, Piazza San Lorenzo e zone limitrofe, e il thriller La sindrome di Stendhal (1995) di Dario Argento, girato in buona parte tra San Pellegrino, Piazza del Plebiscito e Piazza Della Vite (la città di Viterbo è esplicitamente citata nel film).

Otello e Il Maresciallo Rocca

Il Cinema in Piazza San Lorenzo

Orson Welles, geniale uomo di cinema, negli anni 40 approda in Italia attirato dalle lusinghe di un’industria che, grazie alle agevolazioni fiscali concesse alle coproduzioni con gli USA, è in forte espansione.

Nella Hollywood sul Tevere, il cineasta americano interpreta qualche film e progetta una pellicola ispirata all’Otello di Shakespeare.

Verso la fine del 1948, Welles batte a Venezia il primo ciak di Otello, un’opera di cui è regista e protagonista.

Un anno dopo, il cineasta individua a Viterbo due location: il Palazzo dei Papi, ubicato in Piazza San Lorenzo, e la Chiesa di Santa Maria della Salute.

La facciata del Palazzo dei Papi infatti campeggia solenne in una sequenza dominata dal magnetismo di Welles-Otello.

Gli archi dell’attigua Loggia dei Papi, oltre a ospitare le passeggiate di Otello e Desdemona, fanno altresì intravedere, complice un effetto speciale, un vascello che naviga solitario nel mare.

Dopo Welles, altri registi identificano Palazzo dei Papi, la Loggia dei Papi e, più in generale, Piazza San Lorenzo e il Duomo come set.

Dai santi (Margherita di Cortona, 1950, di Mario Bonnard e Cronache di un convento, 1962, di Edward Dmytryk) ai Borgia (Lucrezia Borgia, 1953, di Christian-Jacque e L’uomo che ride, 1966, di Sergio Corbucci), dai crociati (La cintura di castità, 1967, di Pasquale Festa Campanile) ai lanzichenecchi (Il sacco di Roma, 1953, di Ferruccio Cerio), passando per Michelangelo Buonarroti (Il tormento e l’estasi, 1965, di Carol Reed) e la serie televisiva I Medici (Sergio Mimica-Gezzan, 2016), Piazza San Lorenzo costituisce uno scenario cinematografico naturale.

Negli anni 90, il regista Giorgio Capitani ambienta a Viterbo Il maresciallo Rocca (1996-2005), una popolare serie televisiva interpretata da Gigi Proietti, adoperando soprattutto la location di Piazza San Lorenzo.

Innamorato di Viterbo, Capitani impiegherà la città come set stabile per tante serie televisive di successo (Papa Giovanni- Ioannes XXIII, 2002, Rita da Cascia, 2004 e Enrico Mattei – L’uomo che guardava al futuro, 2009).

Orson Welles Otelo
Orson Welles Otelo
Il Maresciallo Rocca
Il Maresciallo Rocca